blu

Colore delle distese infinite di cielo e mare, il blu incontra più favori che opposizioni del gusto.

Nella sua “Polychromie Architecturale” Le Corbusier descrive due grandi famiglie di blu, gli oltremare e i cerulei. I primi si ottengono da pigmenti sulfurei naturali e sintetici (in origine l’oltremare si otteneva dalla macinazione del lapislazzuli), i secondi da pigmenti contenenti del verde : cobalto, blu di Prussia, phtalocianine blue.

In tutte le sue varianti di chiarezza dallo scuro all’azzurro chiaro, il blu oltremare è un colore che tende a recedere ed allontanarsi. E’ il blu di tutte le gradazioni del cielo, un blu immateriale e astratto, mentre il blu ceruleo è un colore più legato all materia terrestre, non freddo e distante come l’oltremare. E’ il blu del mare in tutte le sfumature più dense e che tendono al verde. I due blu stanno accanto nel cerchio cromatico, e nell’arcobaleno: l’oltremare verso l’indaco, e il blu ceruleo a un passo dal blu-verde, e poi dal teal e dal turchese.

E l’indaco ? è solo un altro blu?

Con il nome indaco ci riferiamo anche al pigmento che si ottiene per macerazione delle foglie di una pianta indiana, l’Indigofera Tinctoria e di una pianta erbacea europea, la Isatis Tintoria, anche conosciuta con il nome di Guado. Questo colore è variabile perché è una tinta naturale e i tessuti tinti con l’indaco scolorano sotto la luce. E il colore varia se osserviamo i tessuti tinti, il pigmento in polvere o in pani, le vasche in cui si tiene la macerazione delle foglie e le immagini diffuse sul web, che creano percezioni falsate delle tinte osservabili in natura. L’indaco è inafferrabile e misterioso, è un colore che affascina.

 

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